Domenica è la festa della mamma, e sui social cominciano a fiorire i post a tema.

Mi ritrovo a leggere con un po’ di invidia racconti di rapporti meravigliosi, complicità, ispirazione e supporto reciproco.

Purtroppo questa non è la mia storia.

Se penso ad una parola che possa descrivere il mio rapporto con mia madre mi viene in mente questa: INCOMPRENSIONE.

Io e mia madre siamo due persone diversissime, ma talmente diverse che risulta difficile credere che siamo madre e figlia.

Io sono sensibile all’ennesima potenza, lei tendenzialmente superficiale.

Io sono esistenzialista, lei concreta.

Lei punta all’omologazione con gli altri, io anticonformista da sempre.

Io sono affettuosa, lei fredda.

E potrei  andare avanti con la lista..

Non ci siamo mai capite, e durante l’ infanzia e l’adolescenza, quando mi serviva supporto e comprensione, mi sono trovata davanti ad un muro di incomunicabilità.

Non che lei non volesse, a suo modo, aiutarmi.

Ma le era proprio impossibile riuscire a percepire cosa sentivo e di cosa avrei avuto bisogno.

Eravamo due persone provanienti da pianeti diversi che si accusavano a vicenda di non parlare la stessa lingua.

Ricordo distintamente di aver pensato più volte, seriamente, che mi avessero adottato.

Che da qualche parte, nel mondo, c’era la madre tenera e amorevole che volevo.

Quel supporto che mi è mancato da lei me lo sono dovuta dare da sola, con difficoltà, e sbagliando molto.

 

Ho provato tanta di quella rabbia verso di lei, verso il destino che mi aveva privato di un sostegno così importante. Come ho scritto anche precedentemente, non sono stata una figlia facile.

E, forse, il suo continuare ad amarmi nonostante tutto è la prova vera dell’amore incondizionato che prova nei miei confronti.

Nonostante non dubiti del suo amore per me, convivo costantemente con la sensazione di non essere la figlia che avrebbe voluto.

Così come sono sicura che lei conviva con il peso di non essere la madre che avrei voluto io.

Con il tempo, crescendo, liberandomi dall’egocentrismo tipico dell’adolescenza, e lavorando molto su me stessa ho iniziato a perdonare.

E a vedere mia madre per la persona che è: una donna semplice, con un passato difficile e una madre anaffettiva e distante, che l’ha fatta molto soffrire.

Una donna che porta sul cuore molte cicatrici.

Non si può donare agli altri quello che non si possiede:  mia madre non mi ha dato comprensione e conforto, perché lei stessa non conosce il significato di queste due parole.

Si dice che siano le anime dei bambini, prima di nascere, a scegliere i genitori che li aiuteranno a compiere il loro karma.  Mi piace pensare che quindi, quando la mia anima ha scelto mia madre, sapeva esattamente che questa vita con lei mi avrebbe portato ad un percorso di crescita personale importante, e a superare ostacoli che a volte sembrano insormontabili.

E chissà, magari, ora che io sono adulta e lei anziana, potrei essere io, per lei, la madre amorevole che non ha mai avuto, ed insegnarle cosa significa essere accettate per come si è.

Buona festa della mamma, mamma.

 

2 commenti su “Mia madre”

  • io la mamma l’ho persa improvvisamente e prematuramente
    abbiamo passato mezza vita a litigare, altra mezza a sostenerci e volerci bene
    quando non c’è stata più ho capito così tante cose di lei e il suo immenso lavoro di mamma, che c’è sempre stato anche quando a me, che ero diversa da lei, non c’era
    e oggi quelle diversità per me sono un tesoro, perché sono quelle cose che non mi piacevano perché era più comodo rifugiarsi nelle mie debolezze
    anche io mi sentivo sempre troppo sensibile in confronto a lei, oggi invece prendo esempio da come era lei, un sorriso e una battuta in più per vivere meglio

Rispondi