Settimana scorsa ho partecipato ad un bellissimo corso di formazione dedicato all’insegnamento multimediale ed inclusivo della lingua inglese.

La prima parte del corso ha trattato le difficoltà di apprendimento legate alla vista e alla postura, e la bravissima Dott.ssa Porrino dell’associazione VTHT ci ha spiegato come i dispositivi elettronici, soprattutto tablet e cellulari, siano dannosi per i nostri bambini.

La maturazione del sistema visivo del bambino avviene infatti verso i 7/8 anni. Prima di questa età tenere gli occhi fissi su uno schermo luminoso, piccolo e vicino per più di 10/15 minuti è estremamente faticoso per gli occhi del bambino. Questa fatica può tradursi in moltissimi problemi della vista.

Per non parlare poi dei danni alla capacità concentrativa e immaginativa ( di cui ho parlato nell’ultimo post) e del fatto che la luce blu prodotta dagli schermi sia la prima responsabile del danneggiamento delle cellule retiniche.

Tutte cose estremamente interessanti che ormai tutti, più o meno, conosciamo, e che innescano discorsi (che faccio anche io!!) del tipo: “Ai miei tempi giocavamo all’aria aperta!!”

Verissimo, ai nostri tempi i cellulari non c’erano.

Ma siamo sicuri di non essere noi, ora, i primi utilizzatori ossessivi di dispositivi elettronici?

L’anno scorso un’amica blogger ha consigliato una app per capire quanto tempo passassimo al cellulare al giorno.

L’ho utilizzata per qualche settimana e sono rimasta sconvolta: c’erano giorni dove stavo al cellulare per 3 ore!!!

Non 3 ore di fila, ovviamente, ma 10 minuti qui, 10 minuti la… e io che pensavo di usarlo con moderazione!

È proprio questo uso non continuativo ma continuo che disturba le nostre giornate, a mio parere: stiamo facendo qualcosa, ci arriva una notifica e ci distraiamo.

Stiamo giocando con i nostri figli e ci viene in mente quella cosa da cercare sul web.

È chiaro che se i nostri figli crescono vedendoci sempre con il cellulare il mano, non possono che pensare che ci sia qualcosa di davvero interessante in quell’oggetto misterioso.

Mio figlio, se mi vede con il cellulare in mano, mi chiede “Cosa fai mamma? Cosa guardi? Posso vedere anche io?” E ha solo due anni, e il cellulare non sa nemmeno cosa sia.

I bambini ci osservano e imitano, quindi siamo noi a dover dare il buon esempio per avere credibilità quando gli diciamo che il cellulare, o il tablet, fanno male.

Non occorre eliminare la tecnologia dalla vita nostra e dei nostri bambini: siamo figli del nostro tempo, e questi mezzi di comunicazione fanno parte ormai della vita di tutti noi.

Ma possiamo decidere quanto e per quanto tempo debbano farne parte.

E’ da un po’di tempo che mi sono imposta di crearmi dei momenti di unplug: nel weekend ad esempio, ma anche durante la settimana, dandomi dei veri e propri orari come si fa con i bambini.

Ho scoperto che è un’enorme liberazione uscire di casa senza cellulare, che se nei 10 minuti liberi non guardo il cellulare ma leggo un libro sono più rilassata, e la mia mente è più centrata.

Con un gruppo di amiche blogger abbiamo creato l’ashtag #unplugyourtime per lanciare proprio questo messaggio, e speriamo si diffonda sempre di più, per sviluppare un nuovo modo di vivere i social.

3 commenti su “Unplug your time”

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