Questo weekend siamo stati alla casa sul lago Maggiore. Di solito partiamo il venerdì dopo pranzo e rientriamo la domenica, sempre dopo pranzo.

Questa volta abbiamo invece deciso di rientrare domenica sera dopo cena, in modo da passare ancora un pomeriggio di fresco e di relax, invece che ritrovarci immersi nella calura della pianura padana.

Il problema è che Alessandro si addormenta molto facilmente in macchina, ma si sveglia non appena la macchina si ferma, o comunque non appena viene tolto dal seggiolino.

Il che ci porta, come è successo ieri sera, ad avere un bambino che ha dormito in macchina dalle 21.30 alle 22.30, e una volta arrivati a casa non ne vuole più sapere di dormire e ci mette esattamente 1h e 45 min. per ritrovare il sonno.

Mio figlio non ha mai avuto grossi problemi con il sonno, ma ha dimostrato fin da subito queste caratteristiche: ci ha sempre messo molto ad addormentarsi e ha il sonno abbastanza leggero. Non è uno di quei bambini che si addormentano da soli sul divano quando hanno sonno, non è uno di quei bambini che dormono ovunque. Fin dai primi mesi ho fatto molta fatica a farlo dormire in luoghi rumorosi: è un bambino estremamente curioso e sensibile agli stimoli, quindi basta un niente per eccitarlo.

Mi ricordo ancora nell’estate del 2016, Ale aveva 4 mesi, lo avevamo portato ad una notte bianca. Siamo rientrati ben oltre il suo orario di sonno, lui sembrava sveglio e contento. Arrivati a casa ha avuto un crollo: ha iniziato a piangere disperato, e non sapevamo più come calmarlo: ho passato un’ora, al buio, nella sua cameretta, con lui in braccio, a fargli ritrovare un po’ di serenità dopo i tanti stimoli ricevuti.

E’ chiaro che la settimana dopo non siamo più andati alla Notte Bianca, o meglio, ci siamo andati facendo in modo di non fare troppo tardi e di non agitarlo troppo.

Quindi il mio quesito è: siamo stati noi a non abituarlo a certe cose, o, data la sua fisiologia, ci siamo semplicemente adeguati? E quindi, è giusto “forzare” i bambini a seguire i ritmi dettati dagli adulti, o sono gli adulti che si devono adattare ai bambini?

Non sono una fan della teoria : “Io faccio quello che voglio, i bambini si adeguano”.

Sia io che il mio compagno abbiamo sempre ritenuto giusto mettere al centro il bambino, rispettando i suoi ritmi e le sue esigenze. Certo mi avrebbe fatto comodo che Alessandro  si addormentasse in macchina senza svegliarsi al ritorno, si mettesse a dormire nel passeggino nonostante la confusione intorno a lui, o crollasse in 2 secondi, invece che metterci 10 minuti (e più è stanco più il tempo di addormentamento si moltiplica).

E ci abbiamo anche provato a fargli acquisire queste “buone abitudini”: ma abbiamo capito presto che queste cose non facevano per lui. Avremmo potuto continuare a provare, “forzarlo” un po’.

Ma ho sempre pensato che i nostri figli non sono contenitori vuoti da riempire a nostro piacimento: certo la nostra educazione fa molto, ma non dobbiamo mai dimenticare che sono persone. E come tutte le persone, hanno le loro esigenze.

Cosa ne pensereste se un vostro amico vi costringesse a star svegli fino a tarda notte nonostante voi stiate crollando dal sonno? Lo mandereste a quel paese, come minimo.

Oppure la famosa tecnica di far dormire i bambini in mezzo ai rumori, come l’aspirapolvere. Mi ricordo che da adolsecente, quando facevo tardi la notte e dormivo più del solito, mia madre passava l’aspirapolvere in camera mia mentre dormivo “perchè lei non poteva certo aspettare i miei comodi per pulire casa!” La cosa non mi rendeva esattamente felice.

Ogni bambino è un mondo a se, e se per alcuni certe cose sono accettabili e naturali, per altri non lo sono. E i paragoni o i giudizi del tipo “Ah il mio è così bravo perchè l’ho abituato da subito” lasciano il tempo che trovano.

Credo che noi adulti possiamo adattarci benissimo ai ritmi dei più piccoli. In fondo si tratta di farlo per pochi anni.

I nostri figli crescono in fretta, e pian piano i loro ritmi cambieranno diventando sempre più simili ai nostri. E di certo non rimpiangeremo di esserci comportati con comprensione ed accoglienza nei loro confronti.

 

 

 

 

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