Da bambina giocavo spessissimo da sola.

Un po’ per mancanza di alternative, perchè mia madre non si metteva di certo a giocare con me e a volte le mie amichette vicine di casa erano impegnate, un po’ per indole. Sono sempre stata una bambina solitaria, forse anche per via della timidezza, e sono diventata un’adulta che nonostante ami molto stare con gli altri, necessita di spazi solitari per riconnettersi con se stessa.

Quindi posso dire che, forse, la capacità di giocare da solo mio figlio l’ha ereditata da me.

Però credo anche che alcune dinamiche che ho impostato in questi suoi primi anni di vita lo abbiano aiutato a sviluppare e consolidare questa capacità.

Attenzione: non voglio prendermi meriti che sono solo in parte miei o a darvi formule magiche: ho imparato fin troppo bene che il numero di varianti da considerare quando si parla di educazione sono infinite, e che la logica matematica A+B=C non funziona mai con i bambini.

Vorrei però suggerire dei piccoli accorgimenti da adottare per provare a sviluppare un po’ questa autonomia nel gioco.

  1. Abituarli: fino all’età di 20 mesi io e mio figlio siamo stati insieme ogni giorno, da soli, per la gran parte della giornata. Quindi sebbene lasciassi perdere le faccende superflue per dedicarmi completamente a lui, alcune cose le dovevo necessariamente fare (tipo cucinare, rifare i letti..). La nostra giornata era suddivisa in momenti: il momento del gioco insieme, quello dell’attività all’aria aperta, e quello delle faccende domestiche. Ale ha quindi imparato, a volte protestando ovviamente, che la mamma doveva fare certe cose e quindi non poteva giocare con lui. Ma che poteva lo stesso starmi vicino o aiutandomi o giocando vicino a me.
  2. Coinvolgerli: come stavo dicendo, se c’è necessità di preparare il pranzo si può posizionare il bambino nella torretta Montessori e dargli qualcosa con cui intrattenersi mentre si cucina. Non serve molto, basta un cucchiaio, una pentola con un po’di acqua, o quando era più piccolo i mestoli di legno. Non dimentichiamo che gli oggetti di uso quotidiano hanno un’attrattiva unica per i più piccoli!
  3. Lasciarli fare: dagli la libertà di toccare cose che non sono giochi, di mettervi in disordine la dispensa o i cassetti, di sperimentare oggetti nuovi. Questo vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla confusione e allo sporco che inevitabilmente si creano. Mio figlio ama togliere le cose dalla dispensa e metterle in fila sul pavimento (come vedete nella foto) ,oppure svuotare il cassetto in cui teniamo le borse di plastica. Per non parlare del suo amore incondizionato per la lavastoviglie: potrebbe passare ore a giocarci. E mentre lui gioca, io faccio altro.
  4. Non intervenire:lasciare che si perdano nel proprio mondo fantastico senza la nostra intromissione li aiuta a concentrarsi su quello che stanno facendo. Le continue interruzioni, anche solo per fargli complimenti, li distraggono e li distolgono. la capacità di concentrazione diminusice, così come la capacità di gestirsi il loro gioco.

Questi consigli possono sembrare banali, ma vi assicuro che non lo sono. E lo vedo proprio nel momento in cui una di queste regole non viene applicata. Succede magari dai nonni, che fanno fatica a lasciarlo fare senza intromettersi o a lasciargli un po’di spazi da solo, o con il papà, che quando lo vede mettere in disordine inizia a irritarsi. Il risultato è che il bambino smette di giocare da solo e inizia a richiedere l’intervento dell’adulto. E’ come se dicesse: “Va bene, visto che non mi lasci fare come voglio, ora intrattienimi tu”.

Lasciato invece libero di giocare in autonomia può passare anche mezz’ora da solo, mentre gli adulti sono sì nella stessa stanza, ma impegnati in altro. E quando poi avrà finito, potrete vedere nel suo sguardo tutta la soddisfazione di essere riuscito a raggiungere lo scopo importantissimo, che sono lui conosce.

 

 

 

 

 

Rispondi